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sabato 23 febbraio 2013

Big Motta


E’ storia risaputa dell’avvento improvviso degli anime Giapponesi nei palinsesti televisivi Italiani verso la fine degli anni 70. Dato il successo della maggior parte dei personaggi di questi cartoni animati, così innovativi, anche l’editoria del nostro Paese decise di sfruttare il momento propizio e vennero pubblicate le versioni nostrane dei beniamini della tv. Miriadi di storie con orfanelle, pescatori, api, fuchi, signorine mascoline e robottoni vennero sceneggiate e disegnate anche da artisti del calibro di Luciano Bottaro, Leone Cimpellin, Giancarlo Milazzo, Antonio Terenghi, Umberto Manfrin. E queste storie a fumetti permisero a diverse pubblicazioni di restare in edicola con buoni guadagni.      
 Anche l’editore Renato Bianconi decise di cavalcare il successo del momento e alle abituali testate dedicate al fumetto umoristico per ragazzi decise di affiancare un nuovo personaggio che potesse invogliare all’acquisto le nuove generazioni di lettori, più interessate ai cartoon televisivi che alle letture di un albo a fumetti.  
  A farsi carico del compito fu Alberico Motta che, fin dall’esordio, fu dapprima autore completo e poi sceneggiatore principe della casa editrice: a lui si devono la quasi totalità delle storie del nostrano Braccio di ferro, Soldino, Felix , Provolino o Geppo. Crea anche Pierino, disegnando e sceneggiando le storie di questo ragazzino capace di vivere avventure ai quattro angoli del mondo ma anche brevi episodi calati in un tranquillo quotidiano. Episodi spesso originali e con una struttura narrativa di avanguardia, per l'epoca!  Dotato di un’originalità e di una creatività straordinaria Motta ha anticipato i tempi creando Nerone, un protagonista “cattivo e cinico”  ( molto prima dell’avvento dei Simpson), ha creato storie di metafumetto grazie a Zig Zag, una penna biro che interagisce con lo scarabocchio che ha disegnato, insegnandogli  come ci si comporta in una tavola a fumetti, ha inventato tante storie e gag con diversi livelli di lettura, gradevoli per un bambino ma anche per un adulto.  Quindi decide di non adattare un personaggio tv già esistente ma di crearne uno nuovo, andando a pescare tra il genere di maggior successo da sempre: quello del robot gigante in grado di contrastare l’invasione aliena.  Così nel 1980, Motta presenta le avventure di Big Robot , ultimo baluardo per un genere di fumetti che sta volgendo alla sua conclusione nelle edicole.    
Grazie al suo segno sempre chiaro e estremamente curato ( una “ligne claire” Italiana)  Motta, in questa esperienza “alla Giapponese” fa ricordare Osamu Tezuka in tempi dove il massiccio avvento dei manga era impensabile, e addirittura adotta un metodo _ per l’epoca _ innovativo  riutilizzando i disegni con le situazioni ricorrenti ( L’uscita del robot dalla base, la lotta, alcuni primi piani…) proprio come è usuale nel cinema d’animazione! Le sceneggiature non hanno niente da invidiare a quelle di Go Nagai e colleghi, grazie a dei personaggi sfaccettati che sanno piangere ma anche far ridere e farci emozionare, affrontando temi come la religione o le conseguenze del potere, atipici negli albi per ragazzi dell’epoca. 
Nonostante questo personaggio possa considerarsi un precursore, una sorta di manga realizzato in Italia, purtroppo la serie non superò la dozzina di numeri. 
 A farla conoscere agli appassionati del genere ( ma per esteso anche a tutti gli intenditori del buon fumetto!) è ora la Kappalab, casa editrice da sempre innovativa e attenta alla qualità.
 In un formato pocket e con un’ottima carta che esalta i disegni , dopo più di trent’anni vengono riproposte le storie di Antares e del suo robottone, ad un prezzo conveniente. 
Rispetto alla versione originale, costituita da due vignette per pagina, qui  il formato è a tre strisce e i testi sono stati revisionati dallo stesso autore che ha anche realizzato un nuovo lettering. 
Per ora è uscito il primo volume ma altri ne seguiranno, a completare la saga di un personaggio davvero innovativo, con la speranza che ci sia una massiccia riscoperta di altri autori Italiani altrettanto validi.


mercoledì 6 febbraio 2013

Braccio di Ferro all'Italiana

Bei tempi gli anni cinquanta, per il fumetto umoristico! In quel periodo si formarono gli autori che sarebbero diventati grandi nomi del fumetto nostrano: Pratt, Battaglia, Uggeri, Nadir Quinto, Tacconi ma anche Bottaro, Jacovitti, Carpi, Manfrin, Gatto, Scala, Asteriti, Tonna, Carpi e Scarpa! Soltanto di recente ad alcuni sono stati attribuiti i giusti meriti. Oltre a essere "maestri Disney Italiani" alcuni disegnatori hanno dedicato la loro arte anche ad altri personaggi tutti Italiani e ancora oggi ben vivi nei ricordi di molti. Altri si sono dedicati esclusivamente a questi ultimi con una fedeltà ammirevole: Geppo, Nonna Abelarda, Soldino, Chico, il gatto Felix, Provolino sono "vissuti" per anni grazie al lavoro di geniali artisti del pennello come Sandro Dossi, Alberico Motta, Tiberio Colantuoni e Pierluigi Sangalli. Autori non abbastanza valorizzati che per oltre trent'anni hanno lavorato nelle sigle editoriali di Renato Bianconi, editore di molteplici testate umoristiche per ragazzi. Ci sarebbe da scriverci un libro su questo editore e il suo staff che tanto hanno dato al fumetto umoristico!
Per ora mi piace ricordare un disegnatore che fu uno dei principali artefici del successo dell'edizione Italiana di "Braccio di Ferro" , il Popeye di Elzie Crisler Segar che per anni fu uno dei giornalini più venduti in edicola con varie testate a suo nome.
Pierluigi Sangalli nasce a Monza nel 1938 e all'oratorio conosce Alberico Motta che con lui divide la passione per il disegno tanto che spesso le loro opere vengono appese sui muri della parrocchia dove entrambi passavano le giornate. A 19 anni ottiene il diploma di ragioniere ma quel lavoro gli va stretto e chiede a Motta ( che nel frattempo ha trovato lavoro come disegnatore presso la Dardo ) di insegnargli il mestiere in modo professionale. Così ,dopo aver imparato i primi rudimenti del mestiere, Sangalli si rivolge a diverse case editrici tra le quali quella di Bianconi che all'epoca si chiamava edizioni Il Ponte. Il modo di lavorare alle edizioni Bianconi era funzionale alla sua vasta produzione: i disegnatori non stavano mai con le mani in mano e se un collega era in ritardo con la consegna ce n'era sicuramente uno pronto con una storia sostitutiva. In pratica non veniva preso in considerazione il singolo autore bensì la sua produzione. E c'è da dire che insieme ai suoi colleghi ( Sandro Dossi, Nicola Del Principe, Umberto Manfrin, Mario Sbattella e Motta) Sangalli ne ha disegnate un'infinità di storie, quasi sessantamila pagine di Geppo, Felix, Pinocchio e Braccio di Ferro per lo più, e tutte di buon livello nonostante la quantità richiesta. Addirittura disegnò una storia di 24 pagine assieme all'amico Dossi in soli due giorni e mezzo! Però Bianconi non è mai sceso sotto un certo standard qualitativo nonostante accettasse tutta questa mole di lavoro e anche se in modo un po' discutibile e naif fu il primo a riconoscere ai suoi autori i diritti di ristampa.
Ci fu un periodo in cui a "Braccio di Ferro" vennero dedicate sei testate "cannibalizzando" forse la testata principale ma le stesse storie di Sangalli vennero pubblicate per anni all'estero: in Francia ma anche in America!
Per disegnare il marinaio mangiaspinaci Sangalli, più che guardare Segar, si ispira a Bud Sagendorf ma a causa del limite di pagine imposto dalla pubblicazione ( le storie Italiane variavano da 8 a 24 pagine) non può rispettare lo schema originale Americano con tanti personaggi che interagiscono assieme per cui si decide di far vivere a ciascun personaggio delle avventure in proprio, accentuando e talvolta modificando il loro carattere.
Da una quasi dimenticata avventura di Ralph Stein e Bela Zaboly vengono rispolverati i Ming, piccoli e acerrimi nemici di Popeye, ma compare anche Eugenio il Gip che però non mantiene le sue qualità "magiche" e assurge più a semplice animale da compagnia. La strega del mare viene battezzata Bacheca e le si dona un figlio, Timoteo, assente nel fumetto originale ma che è parte del successo della pubblicazione Italiana. Il papà di Braccio di Ferro viene tramutato in un vecchietto alla perenne ricerca di Italico barbera e quindi viene ribattezzato Trinchetto e anche il gigante Grissino ( mutuato da vecchie strip) qui vive brevi avventure da protagonista. Autore della quasi totalità delle storie è Alberico Motta che ha deciso di abbandonare il disegno per dedicarsi al mestiere di sceneggiatore ( ma anni dopo riprenderà i pennelli per lo Staff di If e la Disney Italia).
Sangalli è prolifico anche nel disegnare storie di Geppo, il diavolo buono creato da Chierchini e perfezionato da Carpi, ma ben presto le consegne dei fumetti del collerico marinaio lo pressano e gran parte del lavoro diventa esclusiva dell'eclettico Sandro Dossi, già collaboratore alle chine ( Con la chiusura delle edizioni Bianconi il bravo Dossi saprà essere a suo agio anche con i personaggi Disney, Warner e Hanna & Barbera, confermando la sua bravura. Ma tutto ciò merita un futuro post ).
Nel dicembre del 1973 nelle edicole compare un nuovo mensile della Bianconi, "Pinocchio", poichè chiunque può sfruttare il personaggio di Collodi essendo passati più di cinquant'anni dalla creazione, e anche qui Sangalli dà il meglio di sè, assieme ai collaudati Motta, Dossi e Colantuoni.
Ma i tempi cambiano e le tirature delle Edizioni Bianconi ( divenute Edizioni Metro) non sono più quelle di un tempo e nel 1993 il grande editore scompare e sebbene sua moglie Rosalia Guccione cerchi di mantenere le riviste nelle edicole dopo vari tentativi è costretta a chiudere l'attività.
Pierluigi Sangalli attualmente collabora con la regione Lombardia realizzando vari poster, depliant e illustrazioni didattiche per le scuole ma sarebbe bello vederlo di nuovo all'opera _ assieme ai suoi sempre validi colleghi _ in una pubblicazione che faccia conoscere alle nuove generazioni di lettori il famoso marinaio di Segar e la divertente interpretazione che per anni gli hanno dato dei disegnatori che hanno reso grande il fumetto umoristico Italiano.

lunedì 22 ottobre 2012

Il Corriere dei ragazzi compie quarant'anni!

Nel 1965 la rivista Linus riuscì a sdoganare il fumetto dall’ottica di prodotto sottoculturale e destinato ai ragazzi, presentando fumetti destinati a un pubblico più maturo. Tentativo esemplare ma che ha impedito l’evolvere dei fumetti per ragazzi. Il Corriere dei piccoli della gestione di Mario Oriani nel 1968, grazie a Carlo Triberti, impose una rivoluzione nei contenuti eliminando le storie rimontate in rima baciata, ormai demodè, e presentando tutta una serie di autori e personaggi considerati “colonne” del fumetto mondiale del calibro di Bernard Prince, Michel Vaillant, Comanche, Lucky Luke e i Puffi di Peyo e Zorry Kid  del geniale Jacovitti. Anche i redazionali erano scritti con un linguaggio più moderno e maturo.
Sarà però Giancarlo Francesconi con il Corriere dei ragazzi a perfezionare questa formula anticonformista rivolgendosi ai lettori trattandoli da adulti attraverso temi inconsueti in una rivista per ragazzi ( droga, temi sociali, politica...) che non sfiguravano affatto con le testate coeve quali Panorama e L'Espresso, a volte superandole in quanto ad approfondimento. Ma il settimanale era anche capace di ironizzare assieme ai lettori, quando era il caso.
In quegli anni si sono potuti apprezzare Bonvi con le avventure di Nick Carter, personaggio che dopo i successi televisivi di Gulp e SuperGulp ha continuato a farsi apprezzare sulla carta grazie anche all'apporto di Clod e Silver, lo stesso Silver/Guido Silvestri che proporrà al settimale una striscia intitolata Lupo Alberto che dura tutt'ora da trentotto anni ( la qualità paga!). E poi ancora  Jacovitti che dopo Zorry Kid e Tarallino proseguirà con i suoi già acclamati Cocco Bill e Cip l'arcipoliziotto. Una sezione molto amata del settimanale era quella dedicata alle ragazze curata da Josè Pellegrini dove per lungo tempo hanno trovato spazio le storie di Valentina MelaVerde create da Grazia Nidasio, che venivano apprezzate anche dai ragazzi. Alfredo Castelli scriveva un numero impressionante di sceneggiature e assieme a Ferdinando Tacconi  creò la serie Gli Aristocratici.  Fu tra le pagine del Corriere dei Ragazzi che un giovane Giancarlo Alessandrini debuttò con la serie Anni 2000 e in seguito con Lord Shark , le cui atmosfere ricordano un po' il recente Magico Vento della Bonelli. E inoltre la fucina di grandi autori comprendeva Mario Uggeri, Mort Walker, Hugo Pratt, Dino Battaglia, Weinberg, Alberto Breccia, Leone Cimpellin, e tantissimi altri. Una fucina di eccellenti autori che garantirebbero il successo in qualsiasi rivista a fumetti. Ma il Corriere dei Ragazzi, con il cambio di vari direttori, si trasformò in un banale e modaiolo CorrierBoy ( poi solo Boy ) e diventato come tante altre riviste-contenitore senza una personalità,cessò presto le pubblicazioni, com’era logico che fosse.
A celebrare la testata c'è stato un bel volume edito dalla Rizzoli e curato da Alfredo Castelli e Gianni Bono nel 2009: Gli anni del Corriere dei ragazzi , ma in questo periodo si festeggia il quarantennale del settimanale con una mostra apposita e un blog. http://corrieredeiragazzi.wordpress.com/
dal quale estraggo la pagina di presentazione, assai interessante, di Pier Luigi Gaspa:
" In occasione del quarantesimo anniversario della sua comparsa in edicola, nell’ambito di Lucca Comics & Games, sabato 20 ottobre 2012 è stata inaugurata nel cortile di Palazzo Ducale, in Piazza Napoleone, una mostra storica che ripercore i cinque anni di vita di una rivista fondamentale per il fumetto italiano: il “Corriere dei Ragazzi“. A cura di chi scrive, con la collaborazione di Davide G. G. Caci, il percorso riassume la breve parabola editoriale della rivista, che parte nel 1972 per concludersi quattro anni più tardi, alla fine del 1976, quando cambia testata, pubblico e gran parte degli autori, entrando nella storia del fumetto di casa nostra. Ad accompagnare il visitatore nel percorso, una serie di “totem” che focalizzano l’attenzione su dodici grandi storie da I grandi nel Giallo a Gli Aristocratici, da Il maestro a La Donna Eterna…) e dodici grandi disegnatori (da Sergio Toppi a Dino Battaglia, da Giancarlo Alessandrini a Milo Manara…), nonché gli sceneggiatori principe della rivista, Mino Milani, Alfredo Castelli e così via. Senza dimenticare Silver e il suo Lupo Alberto e tanto altro ancora.
Questo blog segnerà una sorta di conto alla rovescia fino all’inizio di Lucca Comics & Games, il 1 novembre, presentando anticipazioni e immagini legate alle storie e agli autori presentati nella mostra, nonché commenti, piccole chicche inedite legate al “Corriere dei Ragazzi” uscite dagli archivi segreti di Martin Mys… ops, Alfredo Castelli per portare il lettore all’interno di quello che proprio Castelli giustamente ha definito “il settimanale irripetibile”. Una sorta di percorso di avvicinamento per coloro che si ritroveranno a Lucca all’inizio di novembre – o anche prima, chissà – ma anche una piccola guida per chi voglia avvicinarsi a questa storica rivista e non possa seguire il percorso della mostra. "
Un doveroso augurio per tutto a Davide Caci ( mio compagno di scrittura nell'immancabile saggio Italiano sui Puffi ) e a Pier Luigi Gaspa, illustre esperto di fumetti e comunicazione. E sopratutto "grazie" per aver dedicato tanto impegno nel ricordare un glorioso settimanale che sapeva intrattenere i giovani lettori con la qualità e formava le giovani coscenze a venire.

martedì 18 settembre 2012

Ritorno ad Etna Comics !

E dopo avere incensato la manifestazione tutta ( che è davvero bella, ben fatta e organizzata bene. Una delle migliori di Italia. Si è capito? )  è doveroso narrare dei miei compagni di viaggio di quest'anno. Per il workshop sul doppiaggio sono stato affiancato dalla bella & amp;brava Monica Ward, famosa per essere la voce Italiana di Lisa Simpson ma anche per aver doppiato Ranma-ragazza e tanti altri cartoni e personaggi amati dal pubblico. Assieme a lei Roberto Morville che come Direttore Creativo della Disney  si occupa della scelta dei doppiatori e dell'edizione Italiana  di tanti film che conosciamo.
Ma ad emergere su tutti è stato lo strepitoso Maurizio Merluzzo, bravo doppiatore di Milano, che ha saputo rendere frizzante l'incontro con il pubblico nelle vesti di presentatore e ... improvvisatore!
La manifestazione è iniziata nel migliore di modi: con il sole! L'autista che mi ha accolto all'aeroporto e mi ha condotto al centro fieristico mi indicava le strade caratteristiche di Catania e la luce della tarda estate mattutina la rendeva ancora più bella!
Ma è  la giornata è continuata nel peggiore dei modi: con le scarpe autunnali e strette! Ecchecavolo, viviamo in un'epoca telematica con satelliti, collegamenti a internet, siti, link, motori di ricerca e cazzi&mazzi e poi uno stupido sito meterologico mi prevede pioggia tanto da farmi portare una borsa colma di golf, giacconi e felpe? ( Si, sono un po' freddoloso e previdente come una nonnina del Trentino!) .
Ho visitato Catania e ammirato la statua dell'elefante, l'anfiteatro, la via Etnea e graziosi giardini con banani e verbene assieme a Monica e Roberto e ... a un doloroso mal di piedi 'che mi sembrava di essere un  incrocio tra Donald Blake e il Numero Uno. Ciabattavo per la strada come il nonnino del finale di "Le babbucce di Allah" di Jacovitti! ( Questa è per fini intenditori, aoh!)
Il tutto sotto uno splendido sole che io contrastavo amabilmente con the alla granita di limone o cannoli  al pistacchio e cioccolata grossi quanto un cannone del Gianicolo!
La splendida ospitalità di Etna Comics non è venuta meno neanche quest'anno e mentre un anno fa ho avuto modo di dormire in un lussuosissimo hotel avvolto da un giardino botanico ma un po' fuori città, quest'anno bastavano un centinaio di metri e si arrivava all'hotel Rigel. Centrale, pulito, accogliente e dal personale gentile e a disposizione. L'anno prossimo a colazione voglio assaggiare di nuovo la marmellata fatta in casa  con limoni e arance. Che buona, era!!!
E in hotel, appena arrivato, faccio la mia prima figuraccia! Incontro Moreno Burattini  ( che da anni scrive e coordina l'illustre mensile dedicato a Zagor ) accompagnato da Gallieno Ferri ( del quale personaggio è illustre disegnatore ) e dopo i vari saluti e abbracci  tira fuori da una sacca una copia del volume a colori di Repubblica. Già lo ringrazio per il gentile omaggio ma lui mi ferma. Mi spiega che non è  per me ma serve per la foto che il bravo Moreno scatta ai vari fan del personaggio. Ehmm...
Se volete vedere la foto di me imbarazzato ma orgoglioso di essere ospite nell'interessante sito "Freddo cane in questa palude" non resta che clikkare su :  http://morenoburattini.blogspot.it/
Le figuracce non sono finite ma preferisco non svelare le altre o non vengo più invitato alle manifestazioni!
Dovrei dire delle tante volte che ho dato "buca" allo staff di Radio Animati perché è vero che intervenivano impegni e incontri improvvisi ma anche perchè mi dimenticavo dell'appuntamento concordato. Sarà l'andropausa precoce!
Tant'è che mi ero pure dimenticato i vari portfolio dei disegni da presentare agli editori nell'area "Pro" che Etna Comics aveva organizzato. ( E, detto per inciso, quante altre fiere del fumetto organizzano una roba simile?)
Giunto all'area VIP  vengo omaggiato da un caffè di benvenuto dalle "capitane dell'ospitalità" ( mai uno sgarro, mai un ritardo ) Monia e Valentina e mi carico pronto per affrontare il caos degli stand e il calore dei visitatori avidi di foto, autografi e disegnini. Ragazzi entusiasti, gentili, esuberanti ma mai invadenti o molesti! Un vero toccasana per l'umore, una panacea per la mia altalenante depressione!
E contro la tristezza cosa c'è di meglio che dilapidare quattrini in libri a fumetti?
La lista della spesa è la seguente: Il piccolo Principe ( Bao publishing ) , La fame dei sette orsi nani di Emile Bravo ( Bao publishing), Sul fondo del cielo di Osamu Tezuka ( Hazard edizioni) _ Ops! Non ho fatto il disegno a Gianni Miriantini!!! Ma dove ho la testa? _ e poi ancora  Blake e Mortimer _ il travaglio del sottosuolo,  un interessante saggio di Guido Vogliotti ( Pavesio ), La grande Puffetta ( BlackVelvet), volume degli omini blu di Peyo che un dispettoso Gremlin mi ha nascosto in casa. E per finire una fiaba illustrata :  L'ingegnoso signor Don Chisciotte della Mancia ( Lavieri) e un libro che raccoglie una sceneggiatura di Diabolik di Luciana Giussani con accanto le tavole disegnate di Sergio Zaniboni ,  La donna dagli occhi di ghiaccio ( Centro Fumetto Andrea Pazienza ).
E come sottovalutare i piacevoli incontri come quello con Emanuela Lupacchini che mi ha fatto dono di un suo magnifico disegno di Ciclope degli X-men? Questa ragazza ha lavorato in America per la Marvel e ora è alle prese con la DC e la Valiant . E' bravissima!  I tempi, si sa, sono cambiati: di questo passo le donne si evolveranno in un battibaleno: inizieranno a leggere e a scrivere, a votare, a guidare l'automobile e magari anche a  disegnare fumetti meglio dei maschi! Emanuela ne è la conferma!
E con Sergio Algozzino mi sono prestato a un'invereconda cantata ( con relativa clip) della sigla di "Pollon". Ho un po' stonato ma mi sono divertito!
Ed è stato un piacere rivedere Emiliano Santalucia, disegnatore per gli USA dei personaggi di  Masters of  the Univers , è stato un piacere ricevere da Andrea Marino un mio ritratto con i personaggi a cui ho dato voce e leggendo la dedica che mi ha fatto mi sono pure commosso! ( Bhe, sono smielato e sto invecchiando ma ho il cuore tenero, io! Insomma, sono quello che sono e questo è tutto quello che sono! Pohey!) ed è sempre un piacere chiacchierare col collega Maurizio Merluzzo. Peccato non aver mangiato una delle nostre solite bistecche da un chilo, stavolta, però siamo stati a un party esclusivo  per noi ospiti della manifestazione dove abbiamo spiluccato diverse portate. E sbevazzato anzicheno!
Ma oggi è tutto finito. Sono di nuovo a Roma con quello che Arthur Rimbaud definiva "spleen", una sensazione di piacevole malinconia data da un bel ricordo. Catania, Catanesi, amici di Etna Comics, mi mancate!
Quando arriva Settembre 2013?



lunedì 26 settembre 2011

E' morto Sergio Bonelli

La notizia in mattinata ha fatto presto il giro di agenzie di comunicazioni, blog e giornali: Sergio Bonelli è morto, ricoverato dopo una malattia.
Aveva le caratteristiche morali degli eroi dei fumetti che pubblicava: Tex, Zagor, Mister No, Martin Mystére...e tanti altri. Personaggi che perseguono linee di comportamento integerrime fatte di lealtà, ironia, amicizia, senso del dovere. Sergio Bonelli era questo: un editore che per anni ha fatto in modo che il fumetto popolare si costruisse una sua dignità fatta di storie e disegni che non scendevano mai sotto una certa qualità ( quando poi non eccellevano, al pari o anche di più rispetto a tante storie "d'autore" certamente sopravalutate da certa critica e da un certo pubblico ). E mai ha ceduto alle offerte di pubblicità all'interno dei suoi mensili : "Sarebbe uno sgarbo per i lettori"_ ha spiegato più volte. Eppure le pubblicità su Tex o Dylan Dog gli avrebbero fruttato parecchio denaro, ma lui , integerrimo e coscenzioso, amava il suo lavoro, aveva rispetto per i lettori e per il Fumetto.
Chiunque lo abbia conoscuto è d'accordo sul fatto che trattava i suoi collaboratori al meglio possibile: con compensi equi e a seconda dell'impegno e della tiratura della pubblicazione, nessuno doveva rimanere a casa senza lavoro e ai disegnatori più anziani ( si dice, ma è assai credibile) era assicurato una specie di vitalizio per le opere fatte in passato per la casa editrice. Un vero amore per il fumetto e un vero Signore , inimitabile.
Qualche detrattore lo accusava di essere un editore immobile e niente affatto innovatore ma è un giudizio affrettato, ingenuo, bambinesco e fatto da chi di fumetto non ne capisce molto! Se essere innovatore significa far vedere delle squaw nude tra le pagine di Tex o far compiere stragi sanguinose a Zagor o far morire Groucho.. bhe... non significa fare buoni fumetti. "Preacher" non fa parte della scuderia degli eroi della casa editrice di Bonelli e stravolgere un personaggio non vuol dire essere innovatori ma soltanto fare un cattivo lavoro!
E invece innovatore lo è sempre stato, fino all'ultimo. Dai volumi della collana America ( della Cepim) , ai famosi "Un uomo un avventura", all'eroe alternativo Mister No, a Ken Parker, a Martin Mystère che ha aperto le porte agli eroi moderni dell'ultima generazione. Ma anche i Texoni giganti, gli almanacchi, le mini-serie e i romanzi. E i tanti autori fuori dagli schemi come Luca Enoch o Paolo Bacilieri. Tutte iniziative che rifuggono dall'immobilismo come solo un editore accorto e intelligente è in grado di fare. E ora? Cosa succederà in futuro ora che Sergio Bonelli non c'è più? Le notizie sottobosco si rincorrono e tra alcuni blogger il gossip impera ma prima di avere notizie certe bisognerà aspettare i giorni a venire. Intanto sarà il figlio Davide, già all'interno della casa editrice al settore marketing, a prendere le redini dell'impero di pubblicazioni a fumetti.
Fuori di retorica , è venuto certamente a mancare un eccellente editore ma sopratutto un uomo onesto.

domenica 25 settembre 2011

Succede solo con Tintin

In concomitanza della prossima uscita del film cinematografico di Spielberg dedicato a Tintin, il personaggio di Hergé sta diventando protagonista di articoli, blog, merchandising e quant'altro. Dopo la morte del suo creatore avvenuta nel 1983 la vedova di Hergé, la signora Fanny Vlamynck, si è risposata con un uomo d'affari Britannico, Nick Rodwell, che a titolo di consorte di colei che ha ereditato il patrimonio di cotal personaggio ha l'autorità di gestire tutto quello che riguarda Tintin e il suo mondo.
E lo fa, a detta di molti, in maniera assai severa e cinica combattendo chiunque _ a suo modo di vedere _ possa snaturare la filosofia del famoso ragazzino dai pantaloni alla zuava. Frequenti sono stati i casi di saggisti, scrittori, disegnatori e blogger denunciati o persino portati in tribunale e costretti a sostenere ingenti spese e risarcimenti dettati più da un abuso di potere che da una equilibrata visione delle cose. Se in un saggio si muovono critiche al personaggio o al suo autore o se vengono fatte delle semplici parodie o addirittura delle citazioni che omaggiano un caposaldo del fumetto mondiale al signor Rodwell non va giù il concetto di libertà di espressione e forse è per questa poca visibilità che gli albi di Tintin , sebbene siano ancora titoli di successo nelle librerie d'oltr'alpe ( e non solo) , hanno perduto lettori e il museo dedicatogli è un freddo edificio poco attraente per chi vuole avvicinarsi a questo personaggio.
Ora sarà un bel daffare con l'uscita del film e tutto il merchandising collegato: quaderni, cartoline, pubblicità, playgame, immagini su pc ... Il tutto deve essere compatibile con lo spirito di Hergè o si finisce in tribunale!
Ma allora come mai questa bizzarra pubblicità della McDonald che di sicuro stonerebbe tra le pagine di Tintin? Pecunia non olet?


venerdì 15 luglio 2011

I Puffi e Rinaldo

Ognitanto si incappa nella leggenda secondo la quale i Puffi prima ancora di chiamarsi con il nome dato loro dal celebre Corriere dei Piccoli e prima ancora del più attinente Strunfi letto sulle pagine di Tipitì, venissero chiamati... Frilli! Ovviamente di leggenda si tratta perché nessun'altra pubblicazione ha mai ospitato , ribattezzandoli, i piccoli omini blu.
Tuttavia, prove alla mano _ o meglio: immagini allo schermo! _ è corso in atto un cambio di nome mai scoperto prima, nelle storie di Peyo tradotte in Italia.
Sul quindicinale delle edizioni Dardo del 1964 i due eroi che vivono nel MedioEvo, ovvero Johan e Pirlouit, vengono chiamati Roland e Tipitì . Cinque anni più tardi sulla pubblicazione settimanale dei Fratelli Crespi i famosi personaggi di Peyo appaiono a puntate con un bel logo di testata che li ribattezza Rolando e
Pirulì ( poi con la serie tv a disegni animati purtroppo verranno cambiati in John e Solfamì !).
Ma... all'interno della storia "Il flauto a sei puffi" che li fa conoscere al pubblico Italiano della fine degli anni 70 del secolo scorso Rolando non viene chiamato Rolando! Mai! In nessun baloon! Infatti viene chiamato "Rinaldo", nome che echeggia ancor di più un'atmosfera medievale, pensato sulla falsariga delle opere di Torquato Tasso o Ludovico Ariosto con i loro paladini di Francia.
Così, per varie puntate, il titolo in alto e le pagine della storia non coincidono perché i nomi sono diversi; anche se nei brevi riassunti scritti il nome è quello di Rolando.
L'errore ( o il ripensamento? ) verrà corretto nelle successive storie del Corriere dei piccoli dove il prode e coraggioso amico di Pirulì manterrà definitivamente il nome di Rolando!

sabato 5 marzo 2011

Stanze a fumetti

"La Ribambelle" è stata una gloriosa serie a fumetti creata nel 1965 dal disegnatore Belga Roba ( autore tra l'altro di "Boule et Bill", serie proseguita dopo la sua morte) e tradotta anche in Italia col titolo " La combriccola" e apparsa a puntate sulle pagine del Corriere dei piccoli e anche sul mensile Albi Sprint. Raccontava di una banda di sei ragazzini impegnati fra loro a difendere il terreno dove erano soliti giocare.
Come spesso accadeva in quegli anni a fare da promotore a diverse serie a fumetti anche stavolta è Franquin che oltre a ispirare Peyo per il nome dei suoi celebri omini blu ha ispirato Roba per la creazione di questa serie i cui germogli erano nati in una storia del 1957 di Jo-El Azara e Denis chiamata " Operation ciseaux" e dove compariva, tra i tanti ragazzi protagonisti, un ragazzino di colore chiamato Dizzy in onore del trombettista Dizzy Gillespie. Ma sarà solo cinque anni dopo che Franquin ricorderà questo progetto mai evoluto e lo suggerirà al collega Roba che lo tramuterà in una serie di avventure di successo che con i suoi sei album di successo a buon diritto può considerarsi un classico del fumetto per ragazzi.
In una di queste storie ( La Ribambelle aux Galopingos ) i ragazzi partiranno per le isole Galopingos alla ricerca del loro amico pasticciere dato per scomparso, il signor Pastafrolla.
La stanza dove il nostro scapolo vive è assai disordinata come si nota nella vignetta: cartine geografiche, lance tribali, un mappamondo; c'è addirittura un pesce palla tropicale con gli aculei e uno squalo! Oggetti inusuali, non c'è che dire!


Ma... sono davvero così rari da trovare in un normale abitazione?
Eppure , anni dopo, in un altra storia a fumetti ritroviamo gli stessi oggetti nella stanza di un altro scapolo di mezza età: è il professor Duralex un bizzarro scienziato inventore di Testar, un robot capace di allungarsi a piacimento, una sorta di Tiramolla di metallo!
Ad accompagnare il robot c'è anche Gaspard, nipote del dottor Duralex. La storia venne creata nel 1987 da Francois Corteggiani con i disegni di Philippe Bercovici e sarebbe dovuta proseguire con una seconda avventura edita dalle Edizioni Fleurus che però non è mai stata pubblicata, purtroppo, interrompendo quella che avrebbe potuto essere una divertente serie di successo.
A questo link, sul blog di Corteggiani, se ne possono vedere le tavole inedite in bianco e nero:
http://www.francois-corteggiani.com/article-testar-le-robot-51811758.html
Quello che però è curioso notare è come i disegnatori vengano influenzati da storie lette in passato o forse volutamente citate, chissà!
Fattosta che pare che il signor Pastafrolla degli anni 60 abbia lasciato in eredità al suo coetaneo Duralex gran parte dell'arredamento che possedeva!


mercoledì 23 settembre 2009

Cocco Bill postale


Ognitanto anche l'Italia ha uno scatto di orgoglio Nazionalista ( niente a che vedere con vaticini Leghisti, per carità!) e per non essere da meno dei cugini di oltr'alpe Francesi e Belgi le Poste Italiane presenteranno, il 23 ottobre, un francobollo dedicato al celebre Cocco Bill, uno dei personaggi più famosi di Jacovitti.
Un classico del fumetto Italiano, insomma! E io già mi immagino appliccare sulla buste da spedire dei francobolli con le immagini di Geppo, Nonna Abelarda, Gianconiglio, Soldino, Pedrito El Drito, Gli Aristocratici.... Vabbè, per ora mi accontento del pistolero alla camomilla, mondo pistola! Come omaggio a un grande maestro dell'Arte non è affatto male.

lunedì 27 aprile 2009

Giallo Napoletano

E' stata particolarmente felice questa edizione di Napoli Comicon: sia per l'enorme affluso di visitatori ( i cancelli di entrata sono anche rimasti chiusi per non creare sovraffollamento) sia perché il giallo è il mio colore preferito! Ad ogni modo il salone partenopeo si conferma essere una delle più belle e interessanti manifestazioni dedicate al fumetto e all'animazione con un vasto e nutrito programma di incontri che non teme certo confronti con altri avvenimenti di questo genere. A mio avviso è giusto dare spazio a gare di cosplayer o a eventi collaterali ma non si deve dimenticare che in una manifestazione culturale di questo tipo quello che deve essere privilegiato maggiormente è, per logica, il fumetto! Ho sempre trovato bizarro vedere stand di leccornie, candele e fotomodelle accanto a conferenze sui grandi autori di fumetto. All'interno del prestigioso Castel S.Elmo è impossibile scontrarsi con i venditori di zucchero filato e nonostante il piacevole via-vai di ragazzotti pronti a sfidarsi in un torneo a colpi di spada di gommapiuma o vestiti come gli eroi di un Anime, il Salone Internazionale del Fumetto fa prevalere su tutto gli ospiti legati ai comics con vari incontri, conferenze ed esposizioni. E per me che amo questo mezzo di comunicazione fatto di nuvolette NapoliComicon è il salone ideale.
E lo è anche per un motivo da non sottovalutare: la perfetta organizzazione e la competenza e cortesia di tutto lo staff che annualmente vi collabora. La mia stima va sempre a Luca Boschi ( l'eclettico direttore culturale) e a Claudio Curcio ( il baldo direttore Generale) e il mio grazie per l'ospitalità va a tutto lo staff: a Claudia, Angela, Federica, ( leggiadre addette all'ospitalità) ad Antonio ( valente autista che ha scorrazzato me e Bill Willingham per Napoli ), ad Alino e Alina (Che belle le mostre!) a Giuseppe Colella ( sempre saldo al settore cinema d'animazione) e un grazie anche a Simone Salis ( mio compagno di week-end e giovin satirico ) e... a tutti gli altri!
Tra i tanti stand, tra tante valide novità, tra tante esposizioni mi preme ricordare "No-vizi" , un valido allestimento di vignette di satira ideato e curato da Mario Natangelo che, bravissimo vignettista anch'egli, era accompagnato da autori del calibro di Ellekappa, Giorgio Franzaroli, Marco Tonus, Vincino,Riccardo Marassi e altri. Un "bravi!" a tutti, considerando inoltre che in questo periodo essere se si è autori di satira è un po' come aver contratto la gonorrea.
E dall'alto di Castel S.Elmo tra un venticello Partenopeo e una panoramica del golfo erano allestite le mostre di originali di Leo Ortolani e il suo celeberrimo Rat-man ( se volete sapere cosa predilige a colazione Ortolani, scrivetemi!) , di Massimo Carnevale e di Tanino Liberatore: con lui, di mattina, ho condiviso l'attesa del pulmino che ci avrebbe portato al Comicon e con la sua gentile consorte abbiamo disquisito sulle varie differenze di vita tra l'Italia e la Francia, per finire a parlare di diritto d'autore con Ivo Milazzo. Una domenica mattina da ricordare, anzichèno! Mica càpita tutti i giorni.
Ma da ricordare è senz'ombra di dubbio il motivo per il quale sono stato invitato a NapoliComicon. Poichè quest'anno il colore dedicato era il giallo si è pensato di ritagliare uno spazio alla famiglia di color giallo più famosa al mondo, ovvero " I Simpson" e ospite di eccezione è stato Phil Ortiz, disegnatore dei comics e animatore della serie tv. Ma oltre a essere di indiscutibile professionalità e bravura è indiscutibilmente simpatico! Io ero assieme a lui a condividere un incontro col pubblico, per disquisire di Simpson, cartoni animati, telefilm, film Disney e quant'altro e abbiamo improvvisato un simpatico duetto dove io interpretavo Krusty il clown in Italiano e lui mi rispondeva in Inglese con la stessa voce che farebbe Dan Castellaneta quando deve doppiare il cinico pagliaccio. E , ciliegina sulla torta, ci siamo scambiati degli omaggi di penna! Mi ha anche invitato a firmare autografi assieme a lui ma il destino cinico e baro ma sopratutto un treno di ritorno per Roma mi hanno impedito di farlo!

venerdì 24 aprile 2009

I Puffi in TV

In attesa del lungometraggio in 3D de" I Puffi", prossimamente ( ?) al cinema, vale la pena ricordare le altre trasposizioni in video dei piccoli omini blu. E non parlo della famigerata serie della Hanna-Barbera Production ma della serie originale Belga in bianco e nero trasmessa in Italia, anni fa.
Proprio così: prima della sgargiante e a tratti poco fedele serie a colori trasmessa da Mediaset, nel 1968 i Puffi furono ospiti della bellissima trasmissione " Gli eroi di cartone" , una trasmissione tutta dedicata a cartoni animati particolari come Astérix, Popeye e Superman dello Studio Fleisher e altri ancora, serie animate e film che cercavano di approcciarsi a un pubblico di appassionati più che a una platea infantile . L'ideazione fu di Nicoletta Artom ( la stessa funzionaria Rai alla quale si deve l'acquistio di "Goldrake" in Italia ) e a presentare il programma c'era un giovane Lucio Dalla che cantava la famosa canzone che citava la " lettera X".
La prima serie dei Puffi non era altro che la serie che la TVA Dupuis realizzò nel 1959 a seguito del rapido successo del fumetto di Peyo. All'inizio la tecnica di animazione utilizzata era abbastanza rudimentale poichè consisteva nel far "muovere" tutta una serie di figurine di carta dei Puffi in varie pose e formati: l'animatore, infatti, con una pinza muoveva le figure e si filmava la scena minuziosamente. Furono realizzati 9 episodi di 13 minuti circa ( di cui 2 a colori ) tratti dagli album a fumetti . Sarebbe interessante se qualche casa editrice proponesse questa serie in DVD.
Successivamente nel 1975 la Dupuis e la Belvision di Parigi co-producono un lungometraggio, " Il flauto a sei puffi", con un doppiaggio che velocizzava le voci dei Puffi con un curioso effetto sonoro. Anche questo film è arrivato in Italia, attraverso le tv private dell'epoca e successivamente fu ridoppiato con le voci dei doppiatori della serie tv Americana.

lunedì 20 aprile 2009

POLSTAR

Girovagando come d'abitudine nelle tante librerie di fumetti di Parigi anni fa ebbi il fiuto di acquistare una serie interessante edita nel 1996 da una piccola, sconosciuta casa editrice: la John Eigrutel Production. La serie aveva il titolo di "Polstar" e gli autori erano Jean Lèturgie ai testi e suo figlio Simon ai disegni e non a caso Eigrutel non è altro che Lèturgie al contrario, poichè era una casa editrice a gestione familiare! Visto il successo della trilogia le affermate edizioni Vent d'Ouést nel 2001 decidono di ripubblicare l'intera serie e darle la giusta pubblicità che si conviene. A seguire, tempo dopo, uscirà un quarto volume autoconclusivo che però non si dimostra all'altezza dei precedenti in quanto a tematiche e soggetto.
La storia si svolge in un non tanto lontano futuro, nel 2060, a Megalopolis enorme capitale di un impero cinico e tecnologico. Tra i suoi grattaciali la città ha lasciato crescere solo un indispensabile polmone verde, un inestricabile groviglio di vegetazione dove i pavidi cittadini non si avventurerebbero mai. E' proprio su questa paura che i Tre Saggi che governano l'Impero mantengono il loro potere e la tranquillità amorfa che garantiscono a una popolazione rassegnata è pari solo all'orrore delle loro repressioni e al terrore che queste generano. La polizia dell'Impero, la "Censoritaria" è dappertutto pronta a reprimere più che a proteggere ma un vento di rivolta sembra nascere quando compare un misterioso giustiziere mascherato. Ma è dalla parte dei cittadini o è un uomo del potere?
Il tratto umoristico di Simon Léturgie fa da contraltare a una sceneggiatura violenta che mette alla berlina i pericoli derivati dal potere politico di un'oligarchia e dalla quiescenza di un popolo assoggettato a tutto ciò che viene detto in televisione o comunque dal potere costituito. Visti gli attuali tempi che viviamo c'è da meditare!
Nel 2003 nasce una nuova casa editrice di Roma, la Stella Maris, che mi domanda di suggerirgli dei titoli Francesi per debuttare nelle librerie. Io ho in mente tre titoli ma la scelta poi cade proprio su "Polstar" e mi cimento nella trattativa di acquisto della serie e relativa traduzione. L'albo cartonato, identico all'edizione originale Francese, è soddisfacente ma questo non basta a tributargli il successo che si meriterebbe, sommerso da tante altre realtà editoriali e da una distribuzione alquanto oscura.
Noto con un pizzico di orgoglio che anche in Spagna la prestigiosa Planeta-De Agostini ha voluto scegliere per il suo catalogo di albi Francesi la trilogia che apprezzo e che spero ri-veda le librerie Italiane. Se non altro un fumetto umoristico può far meditare, se non addirittura smuovere le coscenze!

martedì 17 marzo 2009

Jacovittttttaggini


Scartabellando tra fumetti, file, ricordi e vecchie fotografie trovo un vecchio "Fumo di China" ( una delle prime rivista di crtica del fumetto) e mi accorgo anche che è passata da pochi giorni la ricorrenza della nascita di Jacovitti.
Era il 1993, non proprio pochi mesi fa, e grazie a un amico riesco a mettermi in contatto con Benito Jacovitti che, peraltro, abitava a poca distanza da me. L'occasione era troppo ghiotta: passare un pomeriggio con uno dei più grandi autori del fumetto! Lo stesso Jac che leggevo sulle pagine del "Corriere dei piccoli" e di cui ammiravo il genio e la sregolatezza, nonostante la mia giovanissima età. Insieme ad altri appassionati di fumetto chiediamo a Jac se ci concede un intervista per FdC e lui è ben lieto di accettare.
Intervistarlo non fu facile: quando inizia a parlare è un fiume in piena di parole, aneddoti ricordi e facezie varie. Col senno di poi forse non tutte erano veritiere, forse si divertiva garbatamente a prenderci in giro inventando storie fantastiche e incredibili proprio come ha sempre fatto disegnando i fumetti in maniera particolare, con lo stile che contradistingue l'artista dall'artigiano. Un vero artista "folle" e geniale anche nella vita!
Fa gli scherzi per citofono, fa le linguacce, parla delle donne con l'entusiasmo di un adolescente e continua a fumare sigari marca Apostolado.
" Io ho quattro nomi, tutti da dittatore _ dice _ Benito, Franco, Giuseppe e Antonio ( del Portogallo). Ci mancava soltanto che mio padre mi mettesse nome Adolfo!"
Con questa battuta entro nel regno di Jacovitti dove alle pareti sono appese cornicci che testimoniano le onoreficenze giustamente ricevute ma ci sono anche targhe in metallo che avvertono che " è vietato cosare". In un angolo della stanzetta il tavolino di legno dove per anni il nostro ha creato tante divertenti storie. Direttamente a china, recita la leggenda. E c'è da credergli perché nei bellissimi originali che ho visto non vi è traccia di segni di matita!
"All'età di sei anni disegnavo sulla strada con il carbone. Mi divertivo così: ero figlio di operai e non avevo giocattoli, Me li costruivo io con la stoffa e con il carbone e quando andavo al cinema a vedere i film muti con Tom Mix poi disegnavo i personaggi sui lastroni di pietra: ero una specie di "madonnaro"! Quando tornavo a casa i miei si arrabbiavano perchè mi ero sporcato tutto!"
Questi sono i suoi inizi, ma aveva tanti progetti per il futuro.
"Ho in mente una storia di Cocco Bill che si intitolerà " I predatori dell'arco perduto" dove lui dovrà affrontare una banda di pistoleros e delinquenti che cercano un tesoro. Poi finirà in una valle in cui da mille anni vivono dei Vichinghi. Ci sarà un combattimento tra pellerossa e banditi che cercano entrambi questo arco; sarà Cocco Bill a trovarlo e lo donerà agli indiani, ma banditi e vichinghi tenteranno di rubarlo. Probabilmente poi inventerò un nuovo personaggio che si chiamerà Andonio ( proprio con la D ! ). La Terra , dopo un 'esplosione atomica, si è ridotta in tanti pezzetti vaganti: c'è un pezzo di Albania, uno delle Marche, ecc... Lui, con uno strano apparecchio, gira da un posto all'altro per raccattare il passato: tutte le cose buone e genuine che c'erano una volta, come il pane , il salame e così via..."
Sono tantissime le pagine di Jacovitti sparse per il mondo: nella sua grande giovialità le regalava a chiunque veniva a fargli visita e si rammaricava quando poi si accorgeva che veniva rivendute a caro prezzo all'interno delle fiere a fumetti. Un dono dato col cuore veniva mercificato e rivenduto!
Jacovitti si è cimentato su ogni genere di storie: western, fantascientifiche, poliziesche, romantiche, di pirati, con animali antropomorfi, e satiriche. E' famoso il suo periodo a "Linus" dove venne addirittura censurato!
" Il personaggio di Gionni Peppe non me lo censurò la redazione ma i lettori che mi hanno accusato di essere fascista. Creavo delle situazioni contro l'ultra sinistra e l'ultra destra; infatti io sono un liberale, un estremista di centro! Ho ricevuto molte lettere di minacce dalla sinistra e delle telefonate con minacce di morte dall'estrema destra fascista: Ma io gli rispondevo sghignazzando e loro minacciavano di farmi la pelle. Venite pure! _gli rispondevo _ Ne ho tanta di pelle!" ..."Ma dopo la guerra, nel 1946, ho progettato tanti giornali insieme a un gruppo formato da Age, Scarpelli, Metz, Fellini... Magari duravano solo due o tre settimane e poi falivano. Ne ricordo uno , il "Don Basilio" ( al quale però non ho collaborato) che era un giornale anti clericale ed è durato due anni. Dopo la guerra l'Italia era divisa in due parti: il Fronte Popolare e la parte cattolica, cioè la Democrazia Cristiana. Poi c'era un piccolo partito: il partito dell'Uomo Qualunque" che è citato anche nella mia storia " Battista l'ingenuo fascista". Lui tenta di entrare in diversi partiti ma non ne trova nemmeno uno che faccia al caso suo. Una storia attuale. "
Ti fa paura la morte?_ gli chiesi.
" No, perché le cose sono due: se il Paradiso non esiste sono morto e non mi accorgo di niente. Però se c'è e, come dicono, c'è molta luce, mi devo portare gli occhiali da sole! Io sono credente ma non sono cattolico. Le religioni sono una trovata degli uomini e hanno portato alle cose peggiori dell'umanità, ossia alle guerre. Le guerre della Palestina o della ex Jugoslavia sono anche guerre religiose e io credo in un Dio diverso da quello dei cattolici."
Jacovitti è contento dell'intervista perchè ama chiacchierare amabilmente con i giovani ( la foto dove ho qualche capello in più testimonia il tempo passato) perchè non è costretto a rispondere a domande difficili che richiedano l'avvocato, ci dice!
Ci regala dei disegni, ovviamente. Butta in terra degli enormi cassetti pieni di tavole di Tarallino, vignette dal diario Vitt, illustrazioni varie e ci dice di scegliere. Io mi commuovo un po' di fronte a tanta generosità e mi riprometto di contraccambiare con un mio disegno.
Pochi anni dopo raggiunge i pascoli di Manitù , espressione letta su "Cocco Bill", e allora mi domando se si è portato gli occhiali da sole.

venerdì 6 febbraio 2009

DRAGON BALL al cinema!

Ecco il trailer in Italiano del film cinematografico di Dragon ball. Si attendono commenti!....

martedì 20 gennaio 2009

Ohhhh, Spirit!

E' uscito il film di "Spirit" al cinema. E a proposito del detective creduto morto creato da Will Eisner questa vignetta di "Spirit" datata 7 marzo 1944 parla da sola.

mercoledì 14 gennaio 2009

Astèrix ha 50 anni!

La notizia è già circolata da alcuni giorni nell'ambiente del fumetto: dopo aver acquistato il 60% della casa editrice Albert-René ( che da anni in Francia pubblica le avventure di Astérix), le edizioni Hachette hanno avuto il diritto di proseguire le avventure dell'irriducibile Gallo dopo la morte del suo ultimo creatore. Sia Anne Goscinny ( figlia dello scomparso Renè) che Uderzo hanno dato il loro consenso. In pratica, Astèrix potrebbe sopravvivere ai suoi due papà. Ma Sylvie, la figlia di Uderzo che dirige la casa editrice, detiene il restante 40% della proprietà e pare non essere d'accordo con questa mossa finanziaria.
Già negli anni 60 Daan Jippes si era candidato per disegnare le storie corte, ma senza successo.
Comunque Albert Uderzo a 81 anni è in piena forma e conta di proseguire a scrivere e a disegnare numerosi altri albi a fumetti, a iniziare da quello che uscirà domani, 15 gennaio, che è la riedizione della storia che narra di come Obèlix cadde nella marmitta di pozione magica, un libro uscito in Italia anni fa. Poi in Ottobre uscirà un nuovo albo cartonato in occasione dei 50 anni di Astèrix costituito da diverse storie brevi e tutte inedite.
Sperando di non incappare in un'imbarazzante "incidente di percorso" come per l'ultima avventura uscita, nell'attesa ecco un singolare cross-over con Pif ed Hercules, personaggi creati da José Cabrero Arnal e molto famosi oltr'alpe. La storia fu pubblicata diverso tempo fa in Francia ( in occasione del trentennale di Astèrix) dalla rivista per ragazzi "Pif" a opera dei testi di Francois Corteggiani e dei disegni dello strepitoso Giorgio Cavazzano.