sabato 23 febbraio 2013

Big Motta


E’ storia risaputa dell’avvento improvviso degli anime Giapponesi nei palinsesti televisivi Italiani verso la fine degli anni 70. Dato il successo della maggior parte dei personaggi di questi cartoni animati, così innovativi, anche l’editoria del nostro Paese decise di sfruttare il momento propizio e vennero pubblicate le versioni nostrane dei beniamini della tv. Miriadi di storie con orfanelle, pescatori, api, fuchi, signorine mascoline e robottoni vennero sceneggiate e disegnate anche da artisti del calibro di Luciano Bottaro, Leone Cimpellin, Giancarlo Milazzo, Antonio Terenghi, Umberto Manfrin. E queste storie a fumetti permisero a diverse pubblicazioni di restare in edicola con buoni guadagni.      
 Anche l’editore Renato Bianconi decise di cavalcare il successo del momento e alle abituali testate dedicate al fumetto umoristico per ragazzi decise di affiancare un nuovo personaggio che potesse invogliare all’acquisto le nuove generazioni di lettori, più interessate ai cartoon televisivi che alle letture di un albo a fumetti.  
  A farsi carico del compito fu Alberico Motta che, fin dall’esordio, fu dapprima autore completo e poi sceneggiatore principe della casa editrice: a lui si devono la quasi totalità delle storie del nostrano Braccio di ferro, Soldino, Felix , Provolino o Geppo. Crea anche Pierino, disegnando e sceneggiando le storie di questo ragazzino capace di vivere avventure ai quattro angoli del mondo ma anche brevi episodi calati in un tranquillo quotidiano. Episodi spesso originali e con una struttura narrativa di avanguardia, per l'epoca!  Dotato di un’originalità e di una creatività straordinaria Motta ha anticipato i tempi creando Nerone, un protagonista “cattivo e cinico”  ( molto prima dell’avvento dei Simpson), ha creato storie di metafumetto grazie a Zig Zag, una penna biro che interagisce con lo scarabocchio che ha disegnato, insegnandogli  come ci si comporta in una tavola a fumetti, ha inventato tante storie e gag con diversi livelli di lettura, gradevoli per un bambino ma anche per un adulto.  Quindi decide di non adattare un personaggio tv già esistente ma di crearne uno nuovo, andando a pescare tra il genere di maggior successo da sempre: quello del robot gigante in grado di contrastare l’invasione aliena.  Così nel 1980, Motta presenta le avventure di Big Robot , ultimo baluardo per un genere di fumetti che sta volgendo alla sua conclusione nelle edicole.    
Grazie al suo segno sempre chiaro e estremamente curato ( una “ligne claire” Italiana)  Motta, in questa esperienza “alla Giapponese” fa ricordare Osamu Tezuka in tempi dove il massiccio avvento dei manga era impensabile, e addirittura adotta un metodo _ per l’epoca _ innovativo  riutilizzando i disegni con le situazioni ricorrenti ( L’uscita del robot dalla base, la lotta, alcuni primi piani…) proprio come è usuale nel cinema d’animazione! Le sceneggiature non hanno niente da invidiare a quelle di Go Nagai e colleghi, grazie a dei personaggi sfaccettati che sanno piangere ma anche far ridere e farci emozionare, affrontando temi come la religione o le conseguenze del potere, atipici negli albi per ragazzi dell’epoca. 
Nonostante questo personaggio possa considerarsi un precursore, una sorta di manga realizzato in Italia, purtroppo la serie non superò la dozzina di numeri. 
 A farla conoscere agli appassionati del genere ( ma per esteso anche a tutti gli intenditori del buon fumetto!) è ora la Kappalab, casa editrice da sempre innovativa e attenta alla qualità.
 In un formato pocket e con un’ottima carta che esalta i disegni , dopo più di trent’anni vengono riproposte le storie di Antares e del suo robottone, ad un prezzo conveniente. 
Rispetto alla versione originale, costituita da due vignette per pagina, qui  il formato è a tre strisce e i testi sono stati revisionati dallo stesso autore che ha anche realizzato un nuovo lettering. 
Per ora è uscito il primo volume ma altri ne seguiranno, a completare la saga di un personaggio davvero innovativo, con la speranza che ci sia una massiccia riscoperta di altri autori Italiani altrettanto validi.


mercoledì 6 febbraio 2013

Braccio di Ferro all'Italiana

Bei tempi gli anni cinquanta, per il fumetto umoristico! In quel periodo si formarono gli autori che sarebbero diventati grandi nomi del fumetto nostrano: Pratt, Battaglia, Uggeri, Nadir Quinto, Tacconi ma anche Bottaro, Jacovitti, Carpi, Manfrin, Gatto, Scala, Asteriti, Tonna, Carpi e Scarpa! Soltanto di recente ad alcuni sono stati attribuiti i giusti meriti. Oltre a essere "maestri Disney Italiani" alcuni disegnatori hanno dedicato la loro arte anche ad altri personaggi tutti Italiani e ancora oggi ben vivi nei ricordi di molti. Altri si sono dedicati esclusivamente a questi ultimi con una fedeltà ammirevole: Geppo, Nonna Abelarda, Soldino, Chico, il gatto Felix, Provolino sono "vissuti" per anni grazie al lavoro di geniali artisti del pennello come Sandro Dossi, Alberico Motta, Tiberio Colantuoni e Pierluigi Sangalli. Autori non abbastanza valorizzati che per oltre trent'anni hanno lavorato nelle sigle editoriali di Renato Bianconi, editore di molteplici testate umoristiche per ragazzi. Ci sarebbe da scriverci un libro su questo editore e il suo staff che tanto hanno dato al fumetto umoristico!
Per ora mi piace ricordare un disegnatore che fu uno dei principali artefici del successo dell'edizione Italiana di "Braccio di Ferro" , il Popeye di Elzie Crisler Segar che per anni fu uno dei giornalini più venduti in edicola con varie testate a suo nome.
Pierluigi Sangalli nasce a Monza nel 1938 e all'oratorio conosce Alberico Motta che con lui divide la passione per il disegno tanto che spesso le loro opere vengono appese sui muri della parrocchia dove entrambi passavano le giornate. A 19 anni ottiene il diploma di ragioniere ma quel lavoro gli va stretto e chiede a Motta ( che nel frattempo ha trovato lavoro come disegnatore presso la Dardo ) di insegnargli il mestiere in modo professionale. Così ,dopo aver imparato i primi rudimenti del mestiere, Sangalli si rivolge a diverse case editrici tra le quali quella di Bianconi che all'epoca si chiamava edizioni Il Ponte. Il modo di lavorare alle edizioni Bianconi era funzionale alla sua vasta produzione: i disegnatori non stavano mai con le mani in mano e se un collega era in ritardo con la consegna ce n'era sicuramente uno pronto con una storia sostitutiva. In pratica non veniva preso in considerazione il singolo autore bensì la sua produzione. E c'è da dire che insieme ai suoi colleghi ( Sandro Dossi, Nicola Del Principe, Umberto Manfrin, Mario Sbattella e Motta) Sangalli ne ha disegnate un'infinità di storie, quasi sessantamila pagine di Geppo, Felix, Pinocchio e Braccio di Ferro per lo più, e tutte di buon livello nonostante la quantità richiesta. Addirittura disegnò una storia di 24 pagine assieme all'amico Dossi in soli due giorni e mezzo! Però Bianconi non è mai sceso sotto un certo standard qualitativo nonostante accettasse tutta questa mole di lavoro e anche se in modo un po' discutibile e naif fu il primo a riconoscere ai suoi autori i diritti di ristampa.
Ci fu un periodo in cui a "Braccio di Ferro" vennero dedicate sei testate "cannibalizzando" forse la testata principale ma le stesse storie di Sangalli vennero pubblicate per anni all'estero: in Francia ma anche in America!
Per disegnare il marinaio mangiaspinaci Sangalli, più che guardare Segar, si ispira a Bud Sagendorf ma a causa del limite di pagine imposto dalla pubblicazione ( le storie Italiane variavano da 8 a 24 pagine) non può rispettare lo schema originale Americano con tanti personaggi che interagiscono assieme per cui si decide di far vivere a ciascun personaggio delle avventure in proprio, accentuando e talvolta modificando il loro carattere.
Da una quasi dimenticata avventura di Ralph Stein e Bela Zaboly vengono rispolverati i Ming, piccoli e acerrimi nemici di Popeye, ma compare anche Eugenio il Gip che però non mantiene le sue qualità "magiche" e assurge più a semplice animale da compagnia. La strega del mare viene battezzata Bacheca e le si dona un figlio, Timoteo, assente nel fumetto originale ma che è parte del successo della pubblicazione Italiana. Il papà di Braccio di Ferro viene tramutato in un vecchietto alla perenne ricerca di Italico barbera e quindi viene ribattezzato Trinchetto e anche il gigante Grissino ( mutuato da vecchie strip) qui vive brevi avventure da protagonista. Autore della quasi totalità delle storie è Alberico Motta che ha deciso di abbandonare il disegno per dedicarsi al mestiere di sceneggiatore ( ma anni dopo riprenderà i pennelli per lo Staff di If e la Disney Italia).
Sangalli è prolifico anche nel disegnare storie di Geppo, il diavolo buono creato da Chierchini e perfezionato da Carpi, ma ben presto le consegne dei fumetti del collerico marinaio lo pressano e gran parte del lavoro diventa esclusiva dell'eclettico Sandro Dossi, già collaboratore alle chine ( Con la chiusura delle edizioni Bianconi il bravo Dossi saprà essere a suo agio anche con i personaggi Disney, Warner e Hanna & Barbera, confermando la sua bravura. Ma tutto ciò merita un futuro post ).
Nel dicembre del 1973 nelle edicole compare un nuovo mensile della Bianconi, "Pinocchio", poichè chiunque può sfruttare il personaggio di Collodi essendo passati più di cinquant'anni dalla creazione, e anche qui Sangalli dà il meglio di sè, assieme ai collaudati Motta, Dossi e Colantuoni.
Ma i tempi cambiano e le tirature delle Edizioni Bianconi ( divenute Edizioni Metro) non sono più quelle di un tempo e nel 1993 il grande editore scompare e sebbene sua moglie Rosalia Guccione cerchi di mantenere le riviste nelle edicole dopo vari tentativi è costretta a chiudere l'attività.
Pierluigi Sangalli attualmente collabora con la regione Lombardia realizzando vari poster, depliant e illustrazioni didattiche per le scuole ma sarebbe bello vederlo di nuovo all'opera _ assieme ai suoi sempre validi colleghi _ in una pubblicazione che faccia conoscere alle nuove generazioni di lettori il famoso marinaio di Segar e la divertente interpretazione che per anni gli hanno dato dei disegnatori che hanno reso grande il fumetto umoristico Italiano.

lunedì 22 ottobre 2012

Il Corriere dei ragazzi compie quarant'anni!

Nel 1965 la rivista Linus riuscì a sdoganare il fumetto dall’ottica di prodotto sottoculturale e destinato ai ragazzi, presentando fumetti destinati a un pubblico più maturo. Tentativo esemplare ma che ha impedito l’evolvere dei fumetti per ragazzi. Il Corriere dei piccoli della gestione di Mario Oriani nel 1968, grazie a Carlo Triberti, impose una rivoluzione nei contenuti eliminando le storie rimontate in rima baciata, ormai demodè, e presentando tutta una serie di autori e personaggi considerati “colonne” del fumetto mondiale del calibro di Bernard Prince, Michel Vaillant, Comanche, Lucky Luke e i Puffi di Peyo e Zorry Kid  del geniale Jacovitti. Anche i redazionali erano scritti con un linguaggio più moderno e maturo.
Sarà però Giancarlo Francesconi con il Corriere dei ragazzi a perfezionare questa formula anticonformista rivolgendosi ai lettori trattandoli da adulti attraverso temi inconsueti in una rivista per ragazzi ( droga, temi sociali, politica...) che non sfiguravano affatto con le testate coeve quali Panorama e L'Espresso, a volte superandole in quanto ad approfondimento. Ma il settimanale era anche capace di ironizzare assieme ai lettori, quando era il caso.
In quegli anni si sono potuti apprezzare Bonvi con le avventure di Nick Carter, personaggio che dopo i successi televisivi di Gulp e SuperGulp ha continuato a farsi apprezzare sulla carta grazie anche all'apporto di Clod e Silver, lo stesso Silver/Guido Silvestri che proporrà al settimale una striscia intitolata Lupo Alberto che dura tutt'ora da trentotto anni ( la qualità paga!). E poi ancora  Jacovitti che dopo Zorry Kid e Tarallino proseguirà con i suoi già acclamati Cocco Bill e Cip l'arcipoliziotto. Una sezione molto amata del settimanale era quella dedicata alle ragazze curata da Josè Pellegrini dove per lungo tempo hanno trovato spazio le storie di Valentina MelaVerde create da Grazia Nidasio, che venivano apprezzate anche dai ragazzi. Alfredo Castelli scriveva un numero impressionante di sceneggiature e assieme a Ferdinando Tacconi  creò la serie Gli Aristocratici.  Fu tra le pagine del Corriere dei Ragazzi che un giovane Giancarlo Alessandrini debuttò con la serie Anni 2000 e in seguito con Lord Shark , le cui atmosfere ricordano un po' il recente Magico Vento della Bonelli. E inoltre la fucina di grandi autori comprendeva Mario Uggeri, Mort Walker, Hugo Pratt, Dino Battaglia, Weinberg, Alberto Breccia, Leone Cimpellin, e tantissimi altri. Una fucina di eccellenti autori che garantirebbero il successo in qualsiasi rivista a fumetti. Ma il Corriere dei Ragazzi, con il cambio di vari direttori, si trasformò in un banale e modaiolo CorrierBoy ( poi solo Boy ) e diventato come tante altre riviste-contenitore senza una personalità,cessò presto le pubblicazioni, com’era logico che fosse.
A celebrare la testata c'è stato un bel volume edito dalla Rizzoli e curato da Alfredo Castelli e Gianni Bono nel 2009: Gli anni del Corriere dei ragazzi , ma in questo periodo si festeggia il quarantennale del settimanale con una mostra apposita e un blog. http://corrieredeiragazzi.wordpress.com/
dal quale estraggo la pagina di presentazione, assai interessante, di Pier Luigi Gaspa:
" In occasione del quarantesimo anniversario della sua comparsa in edicola, nell’ambito di Lucca Comics & Games, sabato 20 ottobre 2012 è stata inaugurata nel cortile di Palazzo Ducale, in Piazza Napoleone, una mostra storica che ripercore i cinque anni di vita di una rivista fondamentale per il fumetto italiano: il “Corriere dei Ragazzi“. A cura di chi scrive, con la collaborazione di Davide G. G. Caci, il percorso riassume la breve parabola editoriale della rivista, che parte nel 1972 per concludersi quattro anni più tardi, alla fine del 1976, quando cambia testata, pubblico e gran parte degli autori, entrando nella storia del fumetto di casa nostra. Ad accompagnare il visitatore nel percorso, una serie di “totem” che focalizzano l’attenzione su dodici grandi storie da I grandi nel Giallo a Gli Aristocratici, da Il maestro a La Donna Eterna…) e dodici grandi disegnatori (da Sergio Toppi a Dino Battaglia, da Giancarlo Alessandrini a Milo Manara…), nonché gli sceneggiatori principe della rivista, Mino Milani, Alfredo Castelli e così via. Senza dimenticare Silver e il suo Lupo Alberto e tanto altro ancora.
Questo blog segnerà una sorta di conto alla rovescia fino all’inizio di Lucca Comics & Games, il 1 novembre, presentando anticipazioni e immagini legate alle storie e agli autori presentati nella mostra, nonché commenti, piccole chicche inedite legate al “Corriere dei Ragazzi” uscite dagli archivi segreti di Martin Mys… ops, Alfredo Castelli per portare il lettore all’interno di quello che proprio Castelli giustamente ha definito “il settimanale irripetibile”. Una sorta di percorso di avvicinamento per coloro che si ritroveranno a Lucca all’inizio di novembre – o anche prima, chissà – ma anche una piccola guida per chi voglia avvicinarsi a questa storica rivista e non possa seguire il percorso della mostra. "
Un doveroso augurio per tutto a Davide Caci ( mio compagno di scrittura nell'immancabile saggio Italiano sui Puffi ) e a Pier Luigi Gaspa, illustre esperto di fumetti e comunicazione. E sopratutto "grazie" per aver dedicato tanto impegno nel ricordare un glorioso settimanale che sapeva intrattenere i giovani lettori con la qualità e formava le giovani coscenze a venire.

mercoledì 10 ottobre 2012

I Puffi a Parigi !

Les Schtroumpfs à Paris! Questa è la novità del secondo film cinematografico dedicato ai Puffi. Dopo l'enorme successo planetario del precedente film , che ha incassato quasi 600 milioni di dollari, la Sony Pictures ha giustamente deciso di fare il bis e come già annunciato da diversi mesi ha prodotto un sequel che sarà ambientato a Parigi.
La storia prende l'avvìo dall'idea di Gargamella di creare Vexy e Hackus, due creature malvage simili ai Puffi ( I Naughties in Americano ma chissà se nell'edizione Italiana avranno un nome diverso) che con false lusinghe inganneranno Puffetta per farle abbandonare il villaggio e tradire i suoi simili. Ma un gruppo di Puffi è disposto persino a tornare nel mondo ( moderno) degli umani pur di recuperare la loro amica e dimostrarle quanto tengano a lei.
E con i loro amici  umani Patrick e Grace stavolta  le creaturine blu affronteranno diverse difficoltà all'ombra della torre Eiffel. Anche se le riprese sono state effettuate a Montréal, ricreando prati e ponti della Cité Lumiére!
Prodotto che vince non si modifica e quindi , oltre a Patrick ( Neil Patrick Harris) e Grace ( Jayma Mays), ritroveremo anche Grande Puffo, Puffetta e Puffo Coraggioso. E  siccome sembra che un puffo in particolare abbia fatto una particolare breccia nel cuore dei pubblico, stavolta un certo Puffo Tontolone avrà ancora più spazio!
Stranamente dall'elenco del cast sembra mancare Quattrocchi ,sostituito dal Puffo Vanitoso.
Il team di sceneggiatori è lo stesso del  primo capitolo, composto da David Stem, David Weiss, Jay Scherick e David Ronn, e sono già al lavoro sotto la direzione di Raja Gosnell che si conferma di nuovo alla regìa. Hank Azaria , tra un doppiaggio de" I Simpson" e l'altro, riprende il ruolo di Gargamella e a dare voce alla subdola Vexy sarà la "dark" Christina Ricci. Si vocifera _ è il caso di dire_ anche un'ospitata di Quentin Tarantino ma fin'ora non c'è nulla di confermato.
In Francia e negli USA la data di uscita è stata annunciata per il 31 luglio 2013 ma in Italia si dovrà aspettare l'autunno, probabilmente il 27 settembre. E per il 2014 è già stato annunciato un terzo film , tant'è che sono stati già contattati gli sceneggiatori Karey Kirkpatrick e Chris Poche ( "Le cronache di Spiderwick").
I personaggi di Peyo godono di un meritato successo e addirittura al riguardo esiste un progetto che.... Ma ne riparleremo in un post futuro!
Tra pochi giorni  l'autore del presente blog si cimenterà col nuovo trailer e chissà che Tontolone non pasticcerà con i bulloni della torre Eiffel , fino a farla crollare!!!



martedì 18 settembre 2012

Ritorno ad Etna Comics !

E dopo avere incensato la manifestazione tutta ( che è davvero bella, ben fatta e organizzata bene. Una delle migliori di Italia. Si è capito? )  è doveroso narrare dei miei compagni di viaggio di quest'anno. Per il workshop sul doppiaggio sono stato affiancato dalla bella & amp;brava Monica Ward, famosa per essere la voce Italiana di Lisa Simpson ma anche per aver doppiato Ranma-ragazza e tanti altri cartoni e personaggi amati dal pubblico. Assieme a lei Roberto Morville che come Direttore Creativo della Disney  si occupa della scelta dei doppiatori e dell'edizione Italiana  di tanti film che conosciamo.
Ma ad emergere su tutti è stato lo strepitoso Maurizio Merluzzo, bravo doppiatore di Milano, che ha saputo rendere frizzante l'incontro con il pubblico nelle vesti di presentatore e ... improvvisatore!
La manifestazione è iniziata nel migliore di modi: con il sole! L'autista che mi ha accolto all'aeroporto e mi ha condotto al centro fieristico mi indicava le strade caratteristiche di Catania e la luce della tarda estate mattutina la rendeva ancora più bella!
Ma è  la giornata è continuata nel peggiore dei modi: con le scarpe autunnali e strette! Ecchecavolo, viviamo in un'epoca telematica con satelliti, collegamenti a internet, siti, link, motori di ricerca e cazzi&mazzi e poi uno stupido sito meterologico mi prevede pioggia tanto da farmi portare una borsa colma di golf, giacconi e felpe? ( Si, sono un po' freddoloso e previdente come una nonnina del Trentino!) .
Ho visitato Catania e ammirato la statua dell'elefante, l'anfiteatro, la via Etnea e graziosi giardini con banani e verbene assieme a Monica e Roberto e ... a un doloroso mal di piedi 'che mi sembrava di essere un  incrocio tra Donald Blake e il Numero Uno. Ciabattavo per la strada come il nonnino del finale di "Le babbucce di Allah" di Jacovitti! ( Questa è per fini intenditori, aoh!)
Il tutto sotto uno splendido sole che io contrastavo amabilmente con the alla granita di limone o cannoli  al pistacchio e cioccolata grossi quanto un cannone del Gianicolo!
La splendida ospitalità di Etna Comics non è venuta meno neanche quest'anno e mentre un anno fa ho avuto modo di dormire in un lussuosissimo hotel avvolto da un giardino botanico ma un po' fuori città, quest'anno bastavano un centinaio di metri e si arrivava all'hotel Rigel. Centrale, pulito, accogliente e dal personale gentile e a disposizione. L'anno prossimo a colazione voglio assaggiare di nuovo la marmellata fatta in casa  con limoni e arance. Che buona, era!!!
E in hotel, appena arrivato, faccio la mia prima figuraccia! Incontro Moreno Burattini  ( che da anni scrive e coordina l'illustre mensile dedicato a Zagor ) accompagnato da Gallieno Ferri ( del quale personaggio è illustre disegnatore ) e dopo i vari saluti e abbracci  tira fuori da una sacca una copia del volume a colori di Repubblica. Già lo ringrazio per il gentile omaggio ma lui mi ferma. Mi spiega che non è  per me ma serve per la foto che il bravo Moreno scatta ai vari fan del personaggio. Ehmm...
Se volete vedere la foto di me imbarazzato ma orgoglioso di essere ospite nell'interessante sito "Freddo cane in questa palude" non resta che clikkare su :  http://morenoburattini.blogspot.it/
Le figuracce non sono finite ma preferisco non svelare le altre o non vengo più invitato alle manifestazioni!
Dovrei dire delle tante volte che ho dato "buca" allo staff di Radio Animati perché è vero che intervenivano impegni e incontri improvvisi ma anche perchè mi dimenticavo dell'appuntamento concordato. Sarà l'andropausa precoce!
Tant'è che mi ero pure dimenticato i vari portfolio dei disegni da presentare agli editori nell'area "Pro" che Etna Comics aveva organizzato. ( E, detto per inciso, quante altre fiere del fumetto organizzano una roba simile?)
Giunto all'area VIP  vengo omaggiato da un caffè di benvenuto dalle "capitane dell'ospitalità" ( mai uno sgarro, mai un ritardo ) Monia e Valentina e mi carico pronto per affrontare il caos degli stand e il calore dei visitatori avidi di foto, autografi e disegnini. Ragazzi entusiasti, gentili, esuberanti ma mai invadenti o molesti! Un vero toccasana per l'umore, una panacea per la mia altalenante depressione!
E contro la tristezza cosa c'è di meglio che dilapidare quattrini in libri a fumetti?
La lista della spesa è la seguente: Il piccolo Principe ( Bao publishing ) , La fame dei sette orsi nani di Emile Bravo ( Bao publishing), Sul fondo del cielo di Osamu Tezuka ( Hazard edizioni) _ Ops! Non ho fatto il disegno a Gianni Miriantini!!! Ma dove ho la testa? _ e poi ancora  Blake e Mortimer _ il travaglio del sottosuolo,  un interessante saggio di Guido Vogliotti ( Pavesio ), La grande Puffetta ( BlackVelvet), volume degli omini blu di Peyo che un dispettoso Gremlin mi ha nascosto in casa. E per finire una fiaba illustrata :  L'ingegnoso signor Don Chisciotte della Mancia ( Lavieri) e un libro che raccoglie una sceneggiatura di Diabolik di Luciana Giussani con accanto le tavole disegnate di Sergio Zaniboni ,  La donna dagli occhi di ghiaccio ( Centro Fumetto Andrea Pazienza ).
E come sottovalutare i piacevoli incontri come quello con Emanuela Lupacchini che mi ha fatto dono di un suo magnifico disegno di Ciclope degli X-men? Questa ragazza ha lavorato in America per la Marvel e ora è alle prese con la DC e la Valiant . E' bravissima!  I tempi, si sa, sono cambiati: di questo passo le donne si evolveranno in un battibaleno: inizieranno a leggere e a scrivere, a votare, a guidare l'automobile e magari anche a  disegnare fumetti meglio dei maschi! Emanuela ne è la conferma!
E con Sergio Algozzino mi sono prestato a un'invereconda cantata ( con relativa clip) della sigla di "Pollon". Ho un po' stonato ma mi sono divertito!
Ed è stato un piacere rivedere Emiliano Santalucia, disegnatore per gli USA dei personaggi di  Masters of  the Univers , è stato un piacere ricevere da Andrea Marino un mio ritratto con i personaggi a cui ho dato voce e leggendo la dedica che mi ha fatto mi sono pure commosso! ( Bhe, sono smielato e sto invecchiando ma ho il cuore tenero, io! Insomma, sono quello che sono e questo è tutto quello che sono! Pohey!) ed è sempre un piacere chiacchierare col collega Maurizio Merluzzo. Peccato non aver mangiato una delle nostre solite bistecche da un chilo, stavolta, però siamo stati a un party esclusivo  per noi ospiti della manifestazione dove abbiamo spiluccato diverse portate. E sbevazzato anzicheno!
Ma oggi è tutto finito. Sono di nuovo a Roma con quello che Arthur Rimbaud definiva "spleen", una sensazione di piacevole malinconia data da un bel ricordo. Catania, Catanesi, amici di Etna Comics, mi mancate!
Quando arriva Settembre 2013?



Il ritorno di EtnaComics!

Da molti anni, ormai, le fiere e le manifestazioni sul fumetto dilagano per ogni dove, in Italia. Una volta c'era l'immarcescibile Lucca, Prato, Treviso e poche altre ma ora  parecchie città, agglomerati urbani, paesini su impervie montagne o piazze rurali hanno quasi tutti il loro momento annuale con qualche stand che vende libri a fumetti, qualche ospite del settore e l'immancabile gara di cosplay.
Ma le manifestazioni culturali dedicate alla nona arte ( ovvero il fumetto) che assolvono il loro compito con serietà e varietà di proposte sono poche, si contano sulle dita di una mano.
Una di queste è senza dubbio Etna Comics, che al rapido successo dello scorso anno ha fatto seguito una seconda edizione ancora più potenziata e interessante. Il nome già fa capire che si svolge nella bella città di Catania, baciata dal sole della Sicilia, dalla calorosa accoglienza dei Catanesi e dalle calorie dei cannoli con pistacchio, cioccolato e ricotta!
Non sempre per gli appassionati  Siciliani del fumetto è facile arrivare e visitare le altre convention ( la distanza è tiranna, l'aereo è costoso, il treno è a dir poco scomodo... ) ed Etna Comics assolve il compito di regalare tre giorni di incontri a  migliaia di visitatori. E lo fa in modo egregio, organizzata com'è da  persone che si dedicano con grande amore e grandissimo professionismo.  Cito alla rinfusa e in modo parziale Antonio Mannino della Medea Comunication ( che per l'appunto organizza annualmente l'evento ), Monia Barbagallo e Valentina D'Amore impeccabili responsabili degli ospiti internazionali, l'eclettico Dario Cherubino, responsabile ( e instancabile)  coordinatore di tutta l'area comis. Mica bubbole!
E  poi Anna Zito, Sergio Algozzino e tanti altri  collaboratori che per il secondo anno hanno fatto funzionare  un' enorme ( e faticoso) meccanismo con estrema perfezione. E non è da tutti!
Io mi onoro di aver collaborato in minima, minuscola, parte ad Etna Comics e posso dire con orgoglio che è una delle manifestazioni più importanti d'Italia. E il tutto i soli due anni! La presenza del pubblico ha superato ampiamente le trentamila presenze che si sono diluite nei tre piani del centro fieristico Le ciminiere , un piano in più dello scorso anno  visto il successo ottenuto.
Ma anche nell'area all'aperto dove era allestito un palco ci si poteva allietare ogni sera con un concerto diverso. Il successo ottenuto da Cristina D'Avena è stato clamoroso ed è sicuramente stato un fiore all'occhiello e considerando che la brava cantante ha il terrore dell'aereo e che è giunta a Catania in automobile, partendo da Milano, non si può che farle apprezzamenti!
Ma il programma prevedeva anche Giorgio Vanni ed Enzo Draghi, beniamini di chi non ha dimenticato le tante sigle dei cartoni in tv.
Ma secondo me il pregio più rilevante di Etna Comics è il grande menù culturale che mette _ come dovrebbe essere logico _ in evidenza il media "fumetto", senza comunque dimenticare i collaterali games, cosplay, area japan e quant'altro. La gara di cosplayer è senza dubbio simpatica e dà colore ma  l'organizzazione di Etna Comics è riuscita nel compito di non far sì che questo "mortifichi" il tema principale di una convention dove autori di fumetti e libri la fanno da protagonisti. E non è da tutti! ( E due!)
E che ospiti!!! C'era David LLoyd , disegnatore del celeberrimo V per vendetta, il Maestro Gallieno Ferri, disegnatore principe di Zagor che a ottantatre anni è in forma come non mai ( Anche lui  corre per le liane vigoroso come lo Spirito con la scure? ), Moreno Burattini, Barbara Canepa, Alfredo Castelli, Guillame Bianco, Alfredo Castelli, Tito Faraci. Corrado Mastantuono, Andrea Mutti e tantissimi altri: tutti importanti nel proprio campo e tutti soddisfatti dell'accoglienza ricevuta da Etna Comics che a buon diritto entra nella top delle convention dedicate al fumetto. La passione di chi organizza paga e paga ancora di più la serietà e la correttezza professionale.

venerdì 17 agosto 2012

La vita è un cartoon: Mel Blanc

A Maggio si sono celebrati i cento anni dalla nascita del doppiatore di disegni animati più famoso al mondo: Mel Blanc. Nel corso della sua lunga carriera aveva dato voce a più di 1500 personaggi tra i quali Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky Pig, Road Runner, Speedy Gonzales, Gatto Silvestro, Titti , Heatcliff ( Isidoro) e Barney Rubble e Dino della serie " The Flintstones".
Nato a Portland, in Oregon ( terra di grandi artisti, come Carl Barks) come tutti i bambini al giovane Mel piace pasticciare con matite e colori e una volta disegnati i personaggi gli inventa anche strampalate voci finchè poi, da adulto, non entra nel mondo dello spettacolo lavorando in radio e iniziando sporadiche collaborazioni con diverse società, tra le quali la Disney e la Warner.
La sua abilità nel dare voce a svariati personaggi iniziò a portarlo all'attenzione del pubblico. Blanc era una presenza fissa nel programma radiofonico di Jack Benny dove interpretava una moltitudine di personaggi comici; la popolarità ottenuta lo portò ben presto a gestire un suo show radiofonico personale, The Mel Blanc Show, andato in onda dal 3 settembre 1946 al 24 giugno 1947 sulla CBS.
Finchè, proprio con la Warner, ( più precisamente con i Leon Schlesinger Studios) ebbe modo di far conoscere le sue stabilianti abilità vocali creando le voci di quasi tutti i personaggi delle Looney Toones che generazioni di telespettatori hanno conosciuto. Il debutto avvenne con "Porky's Duck Hunt" , primo di una numerosa serie di cartoni animati! E pare che la voce di Daffy con la sua caratteriostica "zeppola" fosse un'imitazione di quella del boss Schlesinger che si dimostrò entusiasta, forse inconsapevole della bonaria presa in giro.
Per Bugs Bunny invece scelse una parlata sciolta , un misto tra l'accento del Bronx e quello di Brooklyn che rendeva il carattere sbruffoncello del coniglio più famoso dei cartoon.
Tra l'altro, è curioso sapere che la storica voce di Bugs Bunny era...allergico alle carote!
Parallelamente Mel Blanc continua il suo lavoro in radio, in televisione e anche al cinema dove nel 1964 ha avuto un piccolo ruolo nel film di Billy Wilder "Baciami stupido".
Blanc cercò di proteggerle le sue capacità legalmente per tutta la sua carriera, ogni volta che riteneva violati i suoi diritti contrattuali. Già dal 1944 riuscì a inserire nei titoli dei vari cartoons la frase Voice characterization by Mel Blanc ("caratterizzazione vocale di Mel Blanc"), mentre la maggior parte dei suoi colleghi non riceveva alcun credito.
Nel 1961 è vittima di un grave incidente stradale alla curva del Sunset Boulevard di Hollywood: un ragazzo, a bordo di una Oldsmobile, arriva a tutta velocità, non calibra bene la sterzata della pericolosa curva e finisce addosso a Mel Blanc che riporta diverse ferite interne, numerose fratture e una commozione cerebrale che lo fa entrare in stato di coma. La sua vita è in pericolo e nel caso riuscisse a salvarsi i medici non assicurano la totale ripresa delle facoltà mentali, tant'è che pare tardare a uscire dal coma. A nulla valgono le sollecitazioni mediche o quelle più semplici dei parenti e degli amici e i giornali già presagiscono la sua scomparsa.
Per caso, il televisore nella stanza è acceso e trasmette un episodio di Bugs Bunny: il dottore che lo ha in cura ha l'idea di rivolgergli la parola con un "whats'up, Bugs Bunny" ( come va, Bugs Bunny?) che poi era l'espressione tipica del personaggio. Mel Blanc risponde: "Tutto bene, Doc!".
Il dottor Conway allora si "rivolge" anche a Porky Pig, a Silvestro e Mel risponde. Finchè il 14 febbraio esce lentamente dal coma e potrà riprendere la sua attività fino alla sua morte avvenuta nel 1989.
Nel 1988 ha pubblicato un libro autobiografico dal titolo ""That's Not All, Folks!", inedito in Italia, dove è raccontato questo singolare episodio e altri aneddoti riguardanti il "dietro le quinte" dei cartoni animati.

domenica 15 luglio 2012

Doppiaggio N.A.

Prendo spunto da alcuni commenti ricevuti alcuni mesi fa ai quali non avevo dato peso circa la direzione del doppiaggio. La rete è stracolma di forum, blog e link riguardante manga e anime e a leggere le ultime novità non si fa mai fatica. Com'è naturale  ogni acquirente ha modo di esternare il suo pensiero attraverso i forum, facendosi coraggio grazie anche alla comunità alla quale appartiene che condivide i suoi stessi gusti e le medesime passioni. Trincerati dietro un nick al di là dello schermo ma prodi fustigatori on.line. Io stesso, saltuariamente, commento in un paio di siti sui fumetti e telefilm e su un famoso sito di doppiaggio ( antoniogenna.net). Tuttavia noto una grande differenza tra questi siti che conosco e (quasi) tutti quelli che riguardano gli Anime Giapponesi : e la differenza che salta agli occhi è l'essere ciechi facinorosi senza discernimento, senza capacità critica e spesso con strampalate teorie o notizie completamente inventate! Un caso davvero singolare che non ritrovo in altri forum, ugualmente infervorati dalle passioni personali! Ovviamente vado per generalizzazioni ma che però rendono l'idea di un dato di fatto frequente.
Nel sito di Antonio Genna si discute di doppiaggio, si criticano doppiatori, direttori, si fanno statistiche, confronti, graduatorie, si ricordano doppiatori classici dei film in bianco & nero, c'è una ricerca storica su una determinata voce e spesso si dialoga con vari operatori del settore in un botta e risposta attraverso i vari post. Il gruppo non è affatto accondiscendente, se c'è da criticare lo fa senza remore, com'è giusto che sia, ma comunque con raziocinio, con argomentazioni e scambiandosi commenti e idee atte a farsi un'opinione, anche modificandola, eventualmente. Poi, ovvio, ci sono di mezzo i gusti personali ma anche qui non sono così inamovibili. Nei siti dove si parla di Anime quasi sempre questo non succede. Forse dovuto alla giovane età degli astanti? Non saprei dire, credo che sia normale avere una  varia rappresentazione anagrafica nei forum ma a leggere alcuni post sembrerebbe il contrario.
La cosa che mi diverte di più e che mi fa sghignazzare è quando si fanno i confronti con i vari direttori di doppiaggio o con la qualità finale di una serie tv ( o di un film, o di un OAV,  si scelga a caso!...) quando si citano scene commentando recitazione, aderenza al personaggio, ecc...
Alcune volte ho letto post che insultavano l'operato di un direttore e inneggiavano, invece, la buona riuscita di un collega. Ebbene: a me tante, tantissime volte è capitato di sostituire alla direzione per più puntate lo stesso bravo collega che, magari, ha avuto più elogi del sottoscritto, ma che in quel momento era assente per varie ragioni.
E da qui il titolo del post: Doppiaggio Non accreditato!
Il lavoro di un direttore di doppiaggio deve tener conto di diverse varianti. Ultimamente il budget per doppiare una puntata è, mediamente, la metà di quanto si stanziava vent'anni fa! Non c'è da essere dei geni per capire l'assurdità del meccanismo e la difficoltà nel fare un buon operato. Ora si tende a risparmiare e a velocizzare il tutto perché se prima si riusciva a doppiare una serie in due o tre mesi ora deve venir fatto in un mese al massimo. Con le prime voci decenti che capitano ( se poi vanno sottocosto perché non essendo esperti devono farsi conoscere, meglio ancora!), senza avere il tempo di ripetere la battuta almeno due o tre volte. Mi raccontava un mio illustre collega ( uno bravo, eh!)  di una serie tv dove lui doppiava il protagonista e si meravigliava del successo avuto perché _secondo la sua esperienza pluriennale _il doppiaggio era "una merda!" (cit.). Eppure è piaciuto.
E magari il doppiaggio di una serie oggettivamente ben curata viene messa alla gogna! E per "oggettivamente" intendo dire avere tempo sufficiente, con dialoghi adattati in Italiano e non solo pedissequamente tradotti o ricalcati dalla forma Giapponese, avere doppiatori bravi ed esperti che attraverso la recitazione danno emozioni ( perché non basta scimmiottare una vocina o tapparsi il naso per doppiare i cartoni!) e fare una buona distribuzione delle voci Italiane considerando i personaggi da distribuire e non solo perché si hanno sottomano un gruppo di poveri Cristi da illudere.
Esempi di questo tipo o simili ce ne sarebbero a iosa ma alla fine mi viene un dubbio: Visto che ormai l'utente che vede gli Anime in tv non riconosce più il "tocco" di un determinato direttore di doppiaggio piuttosto che un altro ( cosa che invece, anni fa, accadeva) e visto che gli stessi doppiatori riconoscono di aver fatto un pessimo lavoro ma poi sono elogiati, non sarà che ormai il gusto si è affievolito, si è livellato, si è storpiato e tutto è relativo per quanto riguarda i post nei forum e la capacità critica di alcuni?

lunedì 26 settembre 2011

E' morto Sergio Bonelli

La notizia in mattinata ha fatto presto il giro di agenzie di comunicazioni, blog e giornali: Sergio Bonelli è morto, ricoverato dopo una malattia.
Aveva le caratteristiche morali degli eroi dei fumetti che pubblicava: Tex, Zagor, Mister No, Martin Mystére...e tanti altri. Personaggi che perseguono linee di comportamento integerrime fatte di lealtà, ironia, amicizia, senso del dovere. Sergio Bonelli era questo: un editore che per anni ha fatto in modo che il fumetto popolare si costruisse una sua dignità fatta di storie e disegni che non scendevano mai sotto una certa qualità ( quando poi non eccellevano, al pari o anche di più rispetto a tante storie "d'autore" certamente sopravalutate da certa critica e da un certo pubblico ). E mai ha ceduto alle offerte di pubblicità all'interno dei suoi mensili : "Sarebbe uno sgarbo per i lettori"_ ha spiegato più volte. Eppure le pubblicità su Tex o Dylan Dog gli avrebbero fruttato parecchio denaro, ma lui , integerrimo e coscenzioso, amava il suo lavoro, aveva rispetto per i lettori e per il Fumetto.
Chiunque lo abbia conoscuto è d'accordo sul fatto che trattava i suoi collaboratori al meglio possibile: con compensi equi e a seconda dell'impegno e della tiratura della pubblicazione, nessuno doveva rimanere a casa senza lavoro e ai disegnatori più anziani ( si dice, ma è assai credibile) era assicurato una specie di vitalizio per le opere fatte in passato per la casa editrice. Un vero amore per il fumetto e un vero Signore , inimitabile.
Qualche detrattore lo accusava di essere un editore immobile e niente affatto innovatore ma è un giudizio affrettato, ingenuo, bambinesco e fatto da chi di fumetto non ne capisce molto! Se essere innovatore significa far vedere delle squaw nude tra le pagine di Tex o far compiere stragi sanguinose a Zagor o far morire Groucho.. bhe... non significa fare buoni fumetti. "Preacher" non fa parte della scuderia degli eroi della casa editrice di Bonelli e stravolgere un personaggio non vuol dire essere innovatori ma soltanto fare un cattivo lavoro!
E invece innovatore lo è sempre stato, fino all'ultimo. Dai volumi della collana America ( della Cepim) , ai famosi "Un uomo un avventura", all'eroe alternativo Mister No, a Ken Parker, a Martin Mystère che ha aperto le porte agli eroi moderni dell'ultima generazione. Ma anche i Texoni giganti, gli almanacchi, le mini-serie e i romanzi. E i tanti autori fuori dagli schemi come Luca Enoch o Paolo Bacilieri. Tutte iniziative che rifuggono dall'immobilismo come solo un editore accorto e intelligente è in grado di fare. E ora? Cosa succederà in futuro ora che Sergio Bonelli non c'è più? Le notizie sottobosco si rincorrono e tra alcuni blogger il gossip impera ma prima di avere notizie certe bisognerà aspettare i giorni a venire. Intanto sarà il figlio Davide, già all'interno della casa editrice al settore marketing, a prendere le redini dell'impero di pubblicazioni a fumetti.
Fuori di retorica , è venuto certamente a mancare un eccellente editore ma sopratutto un uomo onesto.

domenica 25 settembre 2011

Succede solo con Tintin

In concomitanza della prossima uscita del film cinematografico di Spielberg dedicato a Tintin, il personaggio di Hergé sta diventando protagonista di articoli, blog, merchandising e quant'altro. Dopo la morte del suo creatore avvenuta nel 1983 la vedova di Hergé, la signora Fanny Vlamynck, si è risposata con un uomo d'affari Britannico, Nick Rodwell, che a titolo di consorte di colei che ha ereditato il patrimonio di cotal personaggio ha l'autorità di gestire tutto quello che riguarda Tintin e il suo mondo.
E lo fa, a detta di molti, in maniera assai severa e cinica combattendo chiunque _ a suo modo di vedere _ possa snaturare la filosofia del famoso ragazzino dai pantaloni alla zuava. Frequenti sono stati i casi di saggisti, scrittori, disegnatori e blogger denunciati o persino portati in tribunale e costretti a sostenere ingenti spese e risarcimenti dettati più da un abuso di potere che da una equilibrata visione delle cose. Se in un saggio si muovono critiche al personaggio o al suo autore o se vengono fatte delle semplici parodie o addirittura delle citazioni che omaggiano un caposaldo del fumetto mondiale al signor Rodwell non va giù il concetto di libertà di espressione e forse è per questa poca visibilità che gli albi di Tintin , sebbene siano ancora titoli di successo nelle librerie d'oltr'alpe ( e non solo) , hanno perduto lettori e il museo dedicatogli è un freddo edificio poco attraente per chi vuole avvicinarsi a questo personaggio.
Ora sarà un bel daffare con l'uscita del film e tutto il merchandising collegato: quaderni, cartoline, pubblicità, playgame, immagini su pc ... Il tutto deve essere compatibile con lo spirito di Hergè o si finisce in tribunale!
Ma allora come mai questa bizzarra pubblicità della McDonald che di sicuro stonerebbe tra le pagine di Tintin? Pecunia non olet?


venerdì 15 luglio 2011

I Puffi e Rinaldo

Ognitanto si incappa nella leggenda secondo la quale i Puffi prima ancora di chiamarsi con il nome dato loro dal celebre Corriere dei Piccoli e prima ancora del più attinente Strunfi letto sulle pagine di Tipitì, venissero chiamati... Frilli! Ovviamente di leggenda si tratta perché nessun'altra pubblicazione ha mai ospitato , ribattezzandoli, i piccoli omini blu.
Tuttavia, prove alla mano _ o meglio: immagini allo schermo! _ è corso in atto un cambio di nome mai scoperto prima, nelle storie di Peyo tradotte in Italia.
Sul quindicinale delle edizioni Dardo del 1964 i due eroi che vivono nel MedioEvo, ovvero Johan e Pirlouit, vengono chiamati Roland e Tipitì . Cinque anni più tardi sulla pubblicazione settimanale dei Fratelli Crespi i famosi personaggi di Peyo appaiono a puntate con un bel logo di testata che li ribattezza Rolando e
Pirulì ( poi con la serie tv a disegni animati purtroppo verranno cambiati in John e Solfamì !).
Ma... all'interno della storia "Il flauto a sei puffi" che li fa conoscere al pubblico Italiano della fine degli anni 70 del secolo scorso Rolando non viene chiamato Rolando! Mai! In nessun baloon! Infatti viene chiamato "Rinaldo", nome che echeggia ancor di più un'atmosfera medievale, pensato sulla falsariga delle opere di Torquato Tasso o Ludovico Ariosto con i loro paladini di Francia.
Così, per varie puntate, il titolo in alto e le pagine della storia non coincidono perché i nomi sono diversi; anche se nei brevi riassunti scritti il nome è quello di Rolando.
L'errore ( o il ripensamento? ) verrà corretto nelle successive storie del Corriere dei piccoli dove il prode e coraggioso amico di Pirulì manterrà definitivamente il nome di Rolando!